Cota sospende la rivoluzione

I giornali di oggi riportano gli esiti della discussione avvenuta tra l’Assessore regionale alla Salute e le forze di opposizione sul futuro del Piano Socio Sanitario Piemontese.
Lo scorporo degli ospedali dalle aziende sanitarie sembra non essere più al centro della rivoluzione più volte annunciata dalla Giunta regionale e dal suo Presidente che è stato “colpito positivamente dall’opposizione, che si è detta d’accordo sulla messa in rete degli ospedali”. (Forse se si fosse preso il disturbo di leggere il Piano sanitario vigente sarebbe stato colpito positivamente già da molto tempo).
La riforma dell’assetto istituzionale della Aziende verrebbe quindi abbandonata e al suo posto resterebbero due obiettivi fondamentali: il riordino della rete ospedaliera (con la gerarchia dei presidi che già conosciamo: prossimità, cardine e hub) e la centralizzazione delle funzioni di supporto (logistica, acquisti, informatica, ecc.)  tramite le aree sovrazonali che potrebbero, forse, trasformarsi in aziende dedicate allo scopo.
Naturalmente è bene attendere e vedere come  questo cambio di orientamento verrà tradotto in atti concreti ma la novità è sicuramente interessante sul piano politico: la forte critica esercitata durante le consultazioni pare aver prodotto un risultato tangibile, la Giunta regionale sembra voler rinunciare ad un rapporto “muscolare” con le forze politiche e adottare un modello meno estraneo alla storia e alla cultura della sanità piemontese.
Certo aver tolto di mezzo il totem dello scorporo è già un bel risultato,  però la proposta di Pssr in discussione contiene ancora tanti punti non condivisibili (la partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria con i fondi assicurativi, la mancata integrazione socio-sanitaria, i rapporti ambigui col terzo settore, ecc.) e quindi c’è da augurarsi che il confronto continui nel merito.
In particolare c’è da augurarsi che non si continui a discutere solo di modelli (dalla rivoluzione dello scorporo alla riforma delle aree vaste). I modelli sono solo strumenti, spesso nemmeno facilmente trasferibili da un contesto ad un altro. Sarebbe auspicabile che la discussione avvenisse sui contenuti: sulla salute dei piemontesi, sulla qualità dei servizi, sull’appropiatezza dei consumi, sulla partecipazione dei cittadini, sulla responsabilizzazione dei professionisti, ecc.
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Una proposta dalla “Rete donne per l’autodeterminazione”

Nella giornata di ieri ci siamo sentite telefonicamente sulla proposta che da Torino vogliamo rivolgere alle donne della nostra regione. Si tratta di far in modo che la Giunta Cota si accorga che in tante, nella nostra Regione, siamo decise a difendere le nostre libertà seriamente compromesse dalla delibera che prevede l’ingresso dei pro vita nei consultori e dal progetto di legge 160 di riforma/smantellamento dei consultori stessi (i testi sono reperibili sul sito della Regione). Continua a leggere