Diritto alla salute, spending review, universalismo: Roma 6 luglio,

Il 6 luglio prossimo a Roma, dalle ore  10, presso il Centro Congressi Frentani è in programma l’iniziativa  “diritto alla salute spending review universalismo”. L’evento, promosso  da Fondazione Zancan, Gruppo Abele e SOS Sanità., si aprirà con le  comunicazioni di Aldo Ancona, Nerina Dirindin e Tiziano Vecchiato.  Quindi interverranno il Ministro della Salute Renato Balduzzi, il  Presidente della Toscana Enrico Rossi, il Presidente Fish Pietro  Barbieri, Giovanni Bissoni Presidente Agenas, Giuseppe Costa Presidente  dell’Associazione di Epidemiologia, la responsabile politiche sanitare  della Cisl Imma La Torre, il Direttore generale dell’Asl di Lecce Valdo  Mellone, la coordinatrice dei Tribunali diritti del malato Francesca  Moccia, il Presidente Fiaso Giovanni Monchiero e Sabina Nuti docente  della Scuola S. Anna di Pisa. Coordina la discussione Stefano Cecconi.  In attesa di conferma il Presidente Errani e Carlo Fiordaliso segretario  UIL. Per la CGIL interverrà la segretaria nazionale Vera Lamonica.
I promotori intendono discutere di  spending review ma dentro un patto per contribuire alla crescita e al  risanamento, alla riqualificazione del Servizio Socio Sanitario pubblico  e universale. Nell’invito scrivono: “La spending review ipotizzata dal  Governo si configura come un’irrinunciabile opera di riqualificazione  della spesa pubblica, per rendere sempre più appropriate le prestazioni  del welfare socio sanitario? Oppure si propone di ridurre i confini  della copertura pubblica e universale, e quindi i Livelli Essenziali  concernenti i diritti di sociali e civili sanciti dalla nostra  Costituzione?
Serve una discussione e un confronto  trasparente, tanto più se si vuole realizzare un intervento  straordinario ed eccezionale, in piena crisi, per contribuire  all’abbattimento del debito pubblico: quel “forno inceneritore” di  miliardi di spesa per interessi, che potrebbero invece, a risanamento  avvenuto, essere finalmente destinati a investimenti e ovviamente al  welfare stesso.
Con i documenti sulla spending review il  Governo indica per la sola spesa sanitaria una revisione su 97 miliardi  di euro, pari all’89% della spesa sanitaria totale. Ci preoccupa una  spending review che, anziché rinnovarlo, dovesse ferire il modello di  welfare socio sanitario italiano (europeo), caratterizzato, seppure in  modo contradittorio, da un tendenziale universalismo. Sarebbe un tragico  errore consegnare al mercato il compito di rispondere a bisogni umani  (sanitari e sociali) finora affrontati prevalentemente con l’intervento,  diretto o indiretto, pubblico. I pesanti tagli lineari al finanziamento  del welfare socio sanitario e i nuovi ticket, disposti dalle ultime  manovre finanziarie, rischiano, già ora, di compromettere il diritto  costituzionale alla salute e all’assistenza (se la sanità è in crisi  l’assistenza sociale rischia addirittura di scomparire).
Mentre l’allarme, posto dai documenti  del Governo, sulla crescita della spesa sanitaria è preoccupante perché  infondato (si veda l’ultimo Rapporto della Corte dei Conti in materia*),  ed è indice di un approccio che vede il welfare come un mero costo  invece che un investimento per accrescere il benessere, la coesione  sociale, l’occupazione e lo stesso PIL, indispensabile in tempo di crisi  e necessario per la ripresa economica. Siamo invece convinti che sia  possibile, giusto e necessario riqualificare la spesa socio sanitaria (e  siamo disponibili a contribuire). Peraltro l’esperienza di alcune  regioni dimostra che la progressiva riorganizzazione dell’offerta del  welfare, per avvicinarla sempre più ai bisogni dei cittadini, tagliando e  riconvertendo spesa inappropriata, ha assicurato migliori livelli di  assistenza e mantenuto in equilibrio i bilanci. Al contrario di quelle  realtà dove il disavanzo di bilancio è sempre associato a peggiori  risultati assistenziali.
Perciò la spending review non può essere  un’operazione centralista calata dall’alto: deve considerare le diverse  condizioni e i diversi comportamenti tra le regioni, e il legame tra  bilancio economico e assistenziale. E deve distinguere tra operazioni a  ‘breve termine’ e altre che necessitano di tempi più lunghi per ottenere  risultati duraturi. Altrimenti diventa un’operazione ragionieristica  solo per ridurre la spesa. Siamo consapevoli che il momento è  difficilissimo, per questo serve affidare al nuovo Patto per la Salute  un compito straordinario: assumere precisi impegni per mantenere la  natura pubblica e universale del Servizio Sanitario Nazionale a garanzia  dei diritti di cittadinanza, e così dare “un senso e un orientamento”  alla spending review nei settori del wefare socio sanitario”.

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