Spending review: solo tagli lineari

Il decreto sulla “spending review contiene sostanzialmente tagli lineari: 5mld in meno per la sanità in due anni e mezzo con procedure che di fatto impediscono una selezione delle risorse sanitarie per rendere più appropriate prestazioni e funzioni. Tagli che si aggiungono a quelli delle manovre precedenti e compromettono la natura universalista e la stessa esistenza del servizio sanitario nazionale. L’allarme è stato lanciato nella pubblica discussione organizzata Roma su “Diritto alla salute, spending review, universalismo”, organizzata da Fondazione Zancan, Gruppo Abele e Sos Sanità, proprio all’indomani del decreto approvato dal Governo. Eppure, ha sottolineato Nerina Dirindin, universalismo e rigore non sono incompatibili, e anzi occorre indicare i possibili terreni sui quali esercitare il controllo della spesa sanitaria, per evitare che si metta a rischio la tenuta del Ssn”, segnalando alcuni capitoli su cui intervenire. Il sociale nella spending review non c’è” ha ricordato Tiziano Vecchiato della Fondazione Zancan, proponendo un cambiamento radicale di prospettiva: “Occorre costruire un welfare che non sia semplice beneficienza, ma che sia un sistema realmente produttivo” anche recuperando i crediti di welfare che gli evasori fiscali dovrebbero pagare, in ragione dei servizi avuti indebitamente. E se la sanità pubblica è minacciata, il welfare sociale è già stato quasi azzerato, con la cancellazione di quasi tutti i Fondi dedicati, a cominciare dalla non autosufficienza. Ma esistono anche possibili soluzioni per uscire dall’impasse e scongiurare tagli al finanziamento, per Stefano Cecconi di SOS Sanità, riprendendo gli impegni che la stessa Unione europea ha indicato per i Paesi membri: un deciso potenziamento delle cure primarie e i servizi nel territorio che può permettere un ridimensionamento della rete ospedaliera senza tagli ai servizi; un governo rigoroso degli accreditamenti quindi delle spese verso il privato, dentro i limiti della programmazione pubblica. E un governo rigoroso dell’innovazione tecnologica, in modo appropriato e non consumistico, e della spesa farmaceutica dove margini di recupero sono ancora molto forti. Per il ministro della Salute, Renato Balduzzi, intervenuto al convegno, serve capacità di inventiva, senza minare le basi di un sistema sicuramente da sostenere. Così come c’è la necessità di aprire discussioni pubbliche sul tema. “In un momento come questo che ci sia un ministero della Sanità – ha detto – è un fatto da non sottovalutare”. Anche se ha aggiunto la vicinanza molto stretta con l’Economia comporta dei vantaggi, ma anche delle inevitabili difficoltà nel rappresentare quella che è la specificità del settore”. E che ci sia un rischio reale, non può essere nascosto, ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: “Se si vogliono ridurre i Lea bisogna discuterne in Parlamento e le forze politiche devono dire ai cittadini cosa vogliono fare. Ma sapendo che toccare il servizio sanitario pubblico è come toccare i fili dell’alta tensione”. Al dibattito sono poi intervenuti Aldo Ancona di SOS Sanità; il Presidente Fish, Pietro Barbieri; il Presidente Agenas, Giovanni Bissoni; il Presidente dell’Associazione di Epidemiologia, Giuseppe Costa; la responsabile politiche sanitare della Cisl, Imma La Torre; la segretaria nazionale Cgil, Vera Lamonica;; Giuseppe Scaramuzza per Cittadinanzattiva – Tribunale diritti del malato; il Presidente Fiaso e Dg dell’Asl di Alba e Cuneo, Giovanni Monchiero.
Leggi i primi materiali presentati all’incontro 
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